Il campo largo ha definito il proprio perimetro e il proprio candidato presidente. Il centrodestra, invece, da qualche giorno gioca a nascondino facendo annunci non confermati e, il giorno successivo, l’indicazione di un altro nome: debolezza evidente di chi in questi anni ha seminato nulla. Intanto i risultati in Calabria ci dicono che il campo largo può vincere le elezioni, poiché gli elettori si muovono dentro spazi sempre più ampi e la forte crescita dell’astensionismo si manifesta in modo sempre più evidente. Da tempo il primo partito nel nostro Paese è quello di chi si astiene.
Da nessuna parte ci si muove per motivi di calcolo e per provare nuove strade. Eppure siamo in una fase dove si esprimono forme di protagonismo civile. La più recente è quella delle iniziative contro il genocidio in atto e per il riconoscimento dello Stato di Palestina; attraversa l’Europa e ci mostra un popolo impegnato con determinazione per la pace in Ucraina ed in Medioriente. Centinaia di migliaia di uomini e donne in questi mesi hanno scelto di dimostrare nelle nostre piazze capacità inedite di partecipazione a prescindere dai partiti: scegliere di essere in campo in prima persona non vuol dire che si è lontani dalla politica. Indica, invece, una idea alta della politica come strumento collettivo per modificare l’esistente e prefigurare un futuro diverso, che si misuri con questa fase e contro la destra di governo, con espressioni limpide che chiedono nuova giustizia sociale, libertà ed autodeterminazione dei popoli. Queste forme assomigliano a quelle degli anni Settanta ed ancor di più a quelle degli anni Ottanta: movimento per la pace, movimento antimafia innanzitutto al Sud, contro le mafie. In quegli anni, seppur con i primi elementi di crisi del sistema dei partiti, il Pci seppe cogliere le sollecitazioni e le traspose nella lotta per il cambiamento del Paese. Oggi, tranne rare eccezioni individuali della Schlein e di Fratoianni, i partiti rimangono chiusi nelle loro gabbie, prigionieri di guerre interne e succubi di una assenza di visione. Riflettendo su queste cose mi torna alla mente una lettera di Luigi Longo pubblicata su «Rinascita» nel 1968: quel segretario del Pci apriva il confronto con lo straordinario movimento studentesco e comprendeva la straordinaria portata di cambiamento nella politica italiana ed innanzitutto nel Pci. Quell’apertura, ripresa poi da Berlinguer, alle istanze della gioventù italiana aprì a importanti successi per il partito comunista. Il tempo non si può ripetere, però: oggi, o si cambia aprendo orizzonti di libertà e partecipazione, oppure si consegnano praterie alla conservazione, facendo ricadere nell’isolamento le speranze di questi giovani. Il campo largo è una formula politica utile, ma non basta: ha bisogno di idee, emozioni ed interessi nuovi. Si potrà vincere solo se si costruirà l’alternativa, che ha bisogno di valori forti.
Su queste considerazioni abbiamo maturato — con l’associazione Democratici per l’Alternativa — l’intento di aprire un nuovo confronto a sinistra in questa regione. Siamo partiti dalla constatazione che il fare politico si stringeva sempre più in circoli oligarchici ed autoreferenziali, in cui il Pd c’era, ma c’erano capibastone e portatori di interessi. Abbiamo svolto questa riflessione a partire dall’osservare ciò che è avvenuto in questi anni: sfrenato personalismo e vere e proprie forme di cesarismo. I processi democratici sono stati compressi, lasciando tutto nelle mani di chi aveva una concezione proprietaria della politica. Pensavamo di tendere una mano alla sinistra e soprattutto al nuovo corso aperto dalla Schlein, lo abbiamo fatto apertamente, senza infingimenti o altri interessi. Perciò riteniamo che ci sia bisogno di dare al campo largo una dimensione diversa da quella del semplice schieramento elettorale. Chiediamo discontinuità profonde e nuove regole per le liste, che superino i vecchi meccanismi correntizi ed aprano alla competizione di idee e di persone che possano rappresentare l’inizio di una nuova classe dirigente. Non c’è alcuna ritrosia sulla candidatura di Roberto Fico, anzi speriamo che possa rappresentare una pagina nuova ed interessante. Il prossimo ottobre presenteremo le schede programmatiche elaborate insieme a quelle associazioni e alle realtà sociali che da tempo hanno chiesto un cambio di passo nel corso delle politiche regionali.

