Con la presentazione delle liste, la campagna elettorale inizia sul serio. Tante sono le cose che leggiamo e ascoltiamo da parte delle coalizioni e dei due principali candidati alla presidenza: capita di rimanere interdetti rispetto ad affermazioni che poco hanno di reale. Il centrodestra arranca e cerca di mostrarsi unito, ma non è così. Forza Italia non ha [illeggibile] due volte, la prima con il ritiro della candidatura di Fulvio Martusciello, la seconda con il naufragio di un candidato civico. La Lega, dopo la Toscana, corre il rischio di dissolversi. Fratelli d’Italia tenta di trasmettere sicurezza e ostenta capacità di rappresentanza, che in questi anni non si è mai vista, al punto che il partito è stato [illeggibile].
Sarebbe un errore grave, però, sottovalutare le potenzialità della coalizione e il “campo largo” del centrosinistra non può permettersi questo errore. È necessario, al contrario, radicare l’alleanza, renderla visibile e rassicurante, intercettare quei milioni di donne e uomini che non vanno più a votare. Il campo largo è la premessa per costruire una nuova strategia identitaria e di valori, che sappia proporre una nuova idea della politica, capace di riattivare le sollecitazioni dei movimenti giovanili e al sistema associativo che si è fortemente sviluppato a fronte di una chiusura sempre più forte dei partiti. In questo [illeggibile] del Pd, che pensa che siano sufficienti i voti dei [illeggibile] e le relazioni, spesso poco trasparenti, intessute nell’ultimo decennio.
La strada, intrapresa dal presidente uscente Vincenzo De Luca, del ruolo permanente dell’autopromozione del proprio valore, della derisione delle forze organizzate e, soprattutto, della loro autonomia, non produce effetti positivi, al contrario allontana le persone. Chiudere i conti con il passato e con le persone autonome appartiene a una idea della politica logora, divisa tra vari “proprietari”. Il candidato che sarà Roberto Fico e la coalizione devono fare esattamente il contrario: indicare discontinuità e innovazione, culturale e programmatica. Bisogna dimostrare che c’è una chiara volontà di costruire un programma alternativo. L’urbanistica non può essere legata al cemento, ma alla riqualificazione dei luoghi, al recupero del patrimonio immobiliare, alla riorganizzazione ambientale delle città, alla realizzazione di parchi ed al recupero delle coste. La sanità non può essere gestita con criteri meramente economici, ma come un servizio essenziale per determinare pari opportunità di vita per tutti. L’assillo deve essere quello di saper interpretare i sentimenti del partito dell’astensione.
Sarebbe stato meglio [illeggibile], ma il voto delle Regioni di queste ultime settimane lo impone, pena l’assunzione della vocazione democratica del nostro paese. Si è visto che nel ridimensionamento della platea dei votanti alcuni partiti subiscono colpi letali, a destra la Lega, nel campo largo il Movimento 5 stelle. Non a caso, qui in Campania, il ricordo del reddito di cittadinanza. Il ceto medio che ha guardato ai 5 stelle, ora chiede proposte efficienti, sicurezza, città, politiche dell’istruzione e della formazione, ordine nelle città.
Questa è la sfida che Roberto Fico deve portare avanti in campagna elettorale. Poi c’è bisogno di valori e idealità, come ci fanno vedere le manifestazioni di ragazze e ragazzi con il movimento per Gaza e contro la guerra. A quei giovani bisogna offrire una opportunità concreta di partecipazione, di autonomia e di auto-organizzazione. Non hanno bisogno di pacche sulle spalle, né di uno scenario dove il conflitto possa svilupparsi fuori dal rispetto delle regole della democrazia.
La partita si gioca tra cambiamento e conservazione. Mi auguro che il “campo largo” sappia spiegare al paese del cambiamento.

