La guerra contro l’Iran apre scenari drammatici e inquietanti. Il rischio di un conflitto globale si fa ogni giorno più concreto, con conseguenze devastanti per l’intera umanità. Gli Stati Uniti e Israele agiscono in aperto dispregio del diritto internazionale, imponendo una politica di potenza che mira a ridisegnare unilateralmente gli equilibri tra gli Stati e l’assetto geopolitico mondiale.
Nessuna simpatia verso il regime iraniano, che si è macchiato di crimini orribili contro uomini e donne nel corso di questi lunghi decenni. La violenza perpetrata contro il dissenso va condannata senza tentennamenti. Le donne, innanzitutto, hanno patito una repressione devastante e ogni loro libertà è stata colpita con ferocia. Per questo siamo vicini ai movimenti che hanno chiesto e chiedono l’abbattimento del regime. Ma è intollerabile l’aggressione delle forze militari israelo-americane; al contrario, bisognerebbe aiutare gli iraniani a costruire nella pace la democrazia.
È evidente che l’amministrazione Trump vuole distogliere l’opinione pubblica americana dagli Epstein files e intende affrontare la crisi economica del proprio Paese rilanciando un’economia di guerra e un nuovo ciclo di riarmo, anche nucleare. Dopo il Venezuela, l’attacco all’Iran risponde anche all’obiettivo di controllare una parte decisiva della produzione mondiale di petrolio, colpendo innanzitutto gli interessi della Cina, unica potenza oggi in grado di contendere agli Stati Uniti la leadership globale.
L’alleanza strategica tra Washington e Tel Aviv sta ridisegnando profondamente gli equilibri del Medio Oriente, subordinando l’intera regione a una logica di dominio politico, economico e militare. Il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, la falsa tregua, i continui attacchi dell’esercito e dei coloni in Cisgiordania, l’ennesima aggressione militare al Libano e le tensioni in tutta l’area sono i tasselli di una strategia che punta a trasformare radicalmente la geopolitica della regione nel quadro dell’accordo israelo-americano.
L’attacco all’Iran rappresenta un ulteriore passo verso la costruzione di nuovi e pericolosi assetti mondiali fondati sulla forza e sulla logica dei blocchi contrapposti.
In questo scenario il vecchio continente appare smarrito e marginale. La guerra in Ucraina scivola nel dimenticatoio, mentre l’Europa dimostra tutta la sua debolezza: fragile sul piano politico, irrilevante su quello militare e attraversata dal ritorno di pericolose pulsioni nazionalistiche.
Il dibattito parlamentare italiano ha confermato l’assenza di una linea autonoma da parte del governo Meloni, che continua a collocarsi in una posizione di totale subalternità agli interessi statunitensi, in aperto contrasto con lo spirito della nostra Costituzione e con i richiami più volte espressi dal Presidente della Repubblica.
Le forze di opposizione, nel confronto parlamentare, hanno espresso una posizione chiara e coerente: condanna dell’aggressione all’Iran e rifiuto di ogni deriva bellicista. Tuttavia, è evidente l’assenza di una grande mobilitazione popolare e di un nuovo movimento pacifista unitario, capace di raccogliere e rilanciare l’impegno già espresso in questi mesi contro il genocidio del popolo palestinese.
Nell’opinione pubblica crescono disorientamento e preoccupazione di fronte a scenari che si pensavano consegnati alla storia con la fine della Seconda guerra mondiale.
Per questo è necessario un salto di qualità. È indispensabile che il mondo delle associazioni democratiche, sociali e civili si unisca in uno sforzo politico e organizzativo ampio e duraturo, capace di affermare con forza i valori della pace, del disarmo, del rispetto della sovranità dei popoli e dell’autodeterminazione di uomini e donne in ogni parte del mondo.
Pace, disarmo, libertà e democrazia devono tornare a essere parole d’ordine di una nuova stagione di impegno civile.
Contro questa scellerata guerra israelo-americana è necessario ricostruire un grande movimento pacifista, plurale e unitario, capace di valorizzare le differenze e di rilanciare un nuovo internazionalismo contro il progetto imperialista che minaccia la vita e il futuro di milioni di persone.
Proponiamo la costituzione, nella nostra città, di un coordinamento delle associazioni democratiche, in grado di promuovere iniziative, mobilitazioni e momenti di confronto pubblico, e di parlare soprattutto alle ragazze e ai ragazzi, sempre più esposti alla violenza e all’angoscia prodotte dalle guerre.
Ci rivolgiamo anche alle forze politiche del centrosinistra affinché svolgano un ruolo attivo e propulsivo nella costruzione di una nuova partecipazione popolare.
Costruiamo insieme occasioni di dibattito, assemblee pubbliche, iniziative nei territori e lavoriamo alla realizzazione di una grande manifestazione contro questa guerra e contro tutte le guerre che stanno sconvolgendo il mondo.
L’Associazione Democratici per l’Alternativa è pronta a fare la propria parte e lancia un appello unitario a tutte le forze politiche, sociali e civili che credono nella pace, nella giustizia e in un mondo finalmente libero dalla logica dei conflitti armati.
